ARTE ANTICA ONLINE

“Tanto tempo è passato da quando a Milano, come Parigi e Berlino e in tante altre città, ad ogni angolo di strada era facile trovare o una galleria d’arte o un antiquario. Man mano che la secolarizzazione dell’arte procedeva spedita e la cultura era sostituita da altri interessi meno nobili, questi luoghi di cultura e non solo di mercato hanno chiuso i battenti. A Milano, nella zona di Brera, ad ogni civico dispari si trovava una galleria o un antiquario. Addirittura in via Fiori Chiari, lavorava un falegname che realizzava non solo cornici di pregio ma anche opere di fine ebanisteria.

Luogo straordinario era anche il bar Giamaica, sempre a Brera, dove era frequente trovarsi davanti ad artisti come Guttuso, Morlotti, Treccani e poi anche critici e storici come Mario de Micheli, Guido Ballo, Raffaele de Grada, Gillo Dorfles.

Ora è quasi tutto morto, la zona si anima solo di sera quando aprono locali indicati non di certo per fare cultura.

L’arte, come prodotto culturale, in quegli anni interessava una buona fetta della borghesia, richiamando anche l’interesse di tanti giovani che, come me, intraprendevano studi rivolti al sapere di tutto ciò che aveva a che fare con l’arte.

In particolare il mio desiderio, come quello d’altri amici che studiavano con me, era quello di diventare “mercante d’arte”, lo stesso interesse coltivato da un giovane vissuto alla fine dell’’800, il cui tragico destino lo trasformò successivamente, in uno degli artisti più amati e conosciuti: Vincent Van Gogh. E’ proprio nella Galleria di Goupil, dove lavorava come commesso, che  venne in contatto con l’arte. Fu proprio lì che ebbe l’occasione di ampliare i suoi orizzonti artistici, per ben sette anni, nelle filiali dell’Aia, poi a Londra e Parigi, avendo modo di cogliere tutto ciò che succedeva nella pittura del suo tempo.

Ecco qualche mio ricordo di quei giorni: una piccola storia che testimonia com’era quel mondo, un luogo in cui si guadagnava qualcosa ad essere momentanei custodi di una galleria d’arte sostituendo, con altri miei amici, il titolare della stessa nei pressi di Brera, vicino al Museo del Risorgimento. Accanto a noi lavorava un doratore di cornici, un homo faber, con un dente di leone sempre appoggiato sopra l’orecchio per lucidare i sottosquadri; uomo semplice ma con grande sensibilità artistica e che conosceva e accoglieva nel suo laboratorio i più grandi artisti di quel periodo tra i quali, in modo particolare quelli del gruppo di Corrente, ma anche i Chiaristi ed altri che si esprimevano senza essere legati a modelli e stereotipi.

Era facile incontrare artisti d’alto livello in galleria. Era bello sentire i loro ragionamenti: ecco la cultura diventava concreta, non era più solo una categoria del pensiero, astratta e inattuale.

E’ lì che incontrai uno dei più grandi scultori di Milano e del ‘900, Mario Negri, il quale mi concesse la sua simpatia e mi aiutò nella realizzazione della mia tesi di laurea su Alberto Giacometti del quale era grande amico. Negri fu la persona più vicina al più importante scultore del ‘900.

La sua amicizia con lo scultore grigionese, amico di Sartre (Premio Nobel per la letteratura), di Picasso, di Braque e di tanti altri personaggi che portavano avanti le avanguardie del momento, fece da referente con la cultura milanese la quale ne sublimava il pensiero.

Non solo Milano era soggetta alla cultura d’oltralpe, ma anche tutte le altre centrali culturali del mondo. 

Per me era qualcosa di straordinario essere in qualche modo testimone, quasi diretto, di quello che succedeva ai più alti livelli della cultura e dell’arte, non solo in Italia ma anche a Parigi che ne era il cuore pulsante.

Lo stesso Giorgio Soavi, poeta e grande umanista e con una profonda cultura artistica, mi raccontava delle visite che Giacometti faceva alla galleria e nella quale furono esposte, dopo la sua morte, alcune sue opere. Caso raro, in quanto lo scultore non amava le gallerie e i mercanti d’arte.

Ricordo chiaramente un ragionamento che Negri fece con il gallerista riguardo alle differenze poetiche tra la sua scultura “pesante” e quella “leggera” di Giacometti: Negri diceva che le sue sculture aggredivano coraggiosamente lo spazio e come nell’architettura del Brunelleschi lo regolavano. Le sculture di Giacometti invece, erano aggredite dallo spazio e spinte, compresse in uno spazio irreale e privo di dimensioni;  esse si allungavano fino a diventare  filiformi in modo tragico e tormentato.

Questo era quello che succedeva nelle gallerie, grandi o piccole esse erano le testimoni attive di tutto quel che accadeva nella categoria della cultura in generale. Non solo gli artisti frequentavano questi luoghi, ma anche poeti e scrittori, studiosi dell’arte e gente comune che veniva attirata in questi fermenti.

Veniamo ai nostri giorni, tutto è cambiato, la cultura è quella del web, di internet, dove la storia si crea in modo attuale e il tempo viene annullato. Anche l’arte e il prodotto artistico subiscono la sorte di ogni cosa, tutto diventa banale nella sua immediatezza e secolarizzazione. Il luogo della cultura e dell’arte viaggia, corre sul filo e nel vuoto dell’etere. Tante gallerie si sono spostate in questo mondo, ma tutto diventa semplice divulgazione. Il mercato dell’arte assume connotati anonimi e innaturali, chi vende il quadro non conosce chi lo compra e viceversa. In questo caotico mondo ogni individualità scompare, tutto si annulla in modo automatico, un tasto cambia ogni valore: estetica, poetica e semantica diventano un miscuglio inestricabile.

A questo punto mi sembra assolutamente importante e tranquillizzante sapere che in questo panorama è comparsa una nuova forma di mercato dell’arte dove i soggetti diventano tre: chi vende l’opera, sia essa un quadro, una scultura e ogni oggetto che risulta essere prodotto non più dall’”homo faber” ma dall’”homo artifex”; chi media e chi acquista l’opera. Il tutto in modo naturale e semplice.

Gli autori di questo progetto di galleria on line sono due sperimentati imprenditori già noti nei loro settori: Mario Staudacher, gallerista e mercante d’arte di terza generazione e Paola Prada, cognome importante nel panorama milanese e internazionale.

La galleria non può che sommare i loro nomi e chiamarsi: Staudacher & Prada fine arts and antiques..

E poi ci sono i collaboratori che non sono semplici venditori, ma competenti professionisti in grado di dare consigli  a chi vende e a chi compra, esperti  conoscitori del mondo dell’arte e dei meccanismi del suo mercato.

Il loro compito è mettere in contatto chi vende con chi acquista stando in mezzo e lavorando, facendo in modo che tutto abbia le forme e i risultati migliori, soprattutto quelli dell’etica.”

 

 

Posted on 06/04/2016 by prof. Mario Carnaghi Home, Eventi & Mostre 0 801

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