VERO O VEROSIMILE? Riflessioni, parte 3

VERO O VEROSIMILE? Riflessioni, parte 3

TERZA PARTE

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Qualche secolo dopo “Il Trionfo della Morte” (vedi Riflessioni parte 2), un giovane scultore, venuto in possesso di un pezzo di marmo pario, pensò bene di realizzare un puttino avente come modello la statuaria classica, lo interrò e dopo qualche tempo fu ritrovato e la meraviglia fu generale per il ritrovamento di una statua antica nei pressi di Bologna.

L’autore di questo scherzetto era il giovane Michelangelo Buonarroti, il quale ebbe qualche grana dovuta ai benpensanti che si sentivano oltraggiati da questo scherzo banale ma significativo.

Dopo la burla di Michelangelo facciamo un salto verso la vetta dell’arte, verso due pilastri della storia della pittura: Giotto di Bondone e a distanza di un secolo e mezzo, Piero della Francesca.

Come possono avere a che fare questi due sommi maestri con il nostro discorso? Vediamo come: una delle opere mirabili di Giotto è la Cappella degli Scrovegni a Padova.

cappella degli scrovegni, Padova

Qui il toscano mette in atto tutte le strategie che porteranno verso il superamento definitivo del medioevo e della pittura gotica con tutti i suoi schematismi derivanti dall’arte bizantina.

Il ciclo degli affreschi nasconde qualche polemica mossa dai critici del momento. La polemica prende le mosse dal fatto che il maestro è poco presente nella realizzazione degli affreschi: infatti i diversi dipinti venivano realizzati dai giovani della sua scuola seguendo il progetto del maestro, il quale realizzava via via i cartoni per le sinopie o anche direttamente le sinopie e alla conclusione delle varie specchiature realizzate da altri, ecco il maestro con il finale colpo di genio.

Chi è dunque l’autore della serie di affreschi? Certamente Giotto, essendo la sua sapienza artistica a donare l’anima al dipinto.

Piero della Francesca gioca con diversi trucchi per realizzare le sue opere. Una delle opere straordinarie da lui realizzate è il ciclo d’affreschi che raccontano la storia del ritrovamento della Croce nella chiesa di S. Francesco ad Arezzo. Qui le missive scambiate tra i frati e il maestro sono sufficienti per riempire un capiente baule, le dispute tra Piero e i committenti furono continue tanto da far minacciare il maestro di distruggere il lavoro realizzato. Uno dei motivi di conflitto furono le accuse mosse dai frati in quanto tutte le figure erano somiglianti e addirittura molte erano e lo sono anche ora uguali, in quanto Piero usava gli stessi cartoni per le sinopie e per realizzare personaggi aventi ruoli diversi, spesso rovesciava il cartone ed otteneva figure frontali identiche. E’ chiaro che i modesti fraticelli non avevano la capacità di comprendere le ragioni estetiche del maestro, di loro grandemente superiore per cultura e conoscenze. Altro motivo di polemica sono i pagamenti: i frati non rispettavano gli accordi e per farsi pagare Piero doveva utilizzare tutti gli stratagemmi, lasciava per lunghi periodi il cantiere e il lavoro intrapreso.

L’unico aiuto per Piero era tale Maso da Volterra, abile nella lavorazione dei pigmenti e capace di rendere stabile il blu di manganese. Questo faceva contenti i monaci per il basso costo del prodotto e per la facilità di reperimento. Piero era contrario all’uso del manganese in quanto col tempo virava verso il rosso: lui voleva usare per la gamma degli azzurri i blu di lapislazzuli, molto costoso ma garantiva la durata nel tempo.

Il Maso, spinto dai monaci, cominciò a realizzare a secco le campiture in azzurro e poi anche altre campiture seguendo, in modo ordinato, la traccia della sinopia.

Sanato parzialmente il difficile rapporto con i frati e avuto un po’ d’anticipo sul pagamento, Piero decise di tornare ad Arezzo, per la paura di una reazione violenta da parte del maestro per la sua intromissione nel lavoro, in modo particolare nella parte dei Miracoli della Croce, Maso fuggì e nessuno più lo vide. Fu un errore in quanto il maestro apprezzò il suo lavoro, intervenne con qualche modifica, ma le parti realizzate da Maso sono sempre lì.

Se si leggono le guide ed i libricini divulgativi queste cose non le dicono, invece sono importanti perché sono parte di un progetto e aiutano al raggiungimento dell’obiettivo del Maestro.

Tanti altri fatti sono avvenuti nel corso dei secoli, anche importanti ma ne parleremo in un’altra occasione. Facciamo un salto di qualche secolo e arriviamo nel XVIII quando L’Italia divenne meta dei cosiddetti tour e i luoghi d’arte furono visitati in lungo e in largo da viaggiatori interessati, anche in modo morboso, a tutto quanto era prodotto artistico italiano.

Abili pittori e disegnatori si diedero molto da fare per soddisfare quest’esigenza del mercato e via a riprodurre opere note ed illustrazioni di luoghi d’arte e siti archeologici realizzate da disegnatori fertili. Un artista molto imitato e copiato è certamente il Piranesi che si vide moltiplicate le opere da lui realizzate. Molte opere di quel periodo non hanno un padre certo eppure sono opere notevoli e compaiono su manuali e opuscoli d’arte e anche nei saggi degli storici della materia.

Siamo quasi ai giorni nostri e il problema dei manufatti con paternità accertata aumenta sempre; quando si parla d’opere false si dice una cosa non vera, in quanto è la firma a non essere corretta. Quante opere con firma non relativa all’opera sono ottime sia dal punto di vista estetico che formale.

Vero e verosimile sono categorie che tendono a sovrapporsi.

Uno dei maggiori storici dell’arte italiano Giulio Carlo Argan, prese un enorme abbaglio sulle teste del Modigliani ritrovate ad arte in un canale di Livorno; studi un poco più approfonditi rivelarono che le opere erano il frutto di uno scherzo. Eppure in tutte le scuole superiori italiane e non, i manuali dello storico romano, erano in uso, io stesso mi sono rotto la testa sull’Argan.

Tempo fa in una mostra di disegni di Leonardo, a La Spezia, fu esposto un disegno e inserito nel catalogo un falso, riconosciuto come tale perché l’autore del finto Leonardo ha rivelato il fatto.

A questo punto un semplice consiglio per capire come i fatti si sono ingarbugliati nel corso dei secoli: leggere con attenzione e passione il saggio scritto dal più grande storico dell’estetica: l’italo tedesco Slosser-Magnino, “La letteratura artistica”.

Posted on 01/09/2016 by prof. Mario Carnaghi Home, Vero o verosimile? 0 376

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